Il Castello di Caccamo arroccato sulla rupe al tramonto

Provincia di Palermo · Sicilia

Caccamo

Il borgo normanno stretto attorno al più grande castello baronale dell'isola, sospeso sulla rupe da nove secoli.

Museo a cielo aperto di arte, storia e cultura

Le formidabili roccaforti normanne dominano le colline di Sicilia, ma in nessun luogo con tanta forza scenica come a Caccamo: le merlature aguzze e la rupe sottostante paiono fuse in un'unica massa inespugnabile, a picco sulla valle. Lonely Planet — Sicilia

Questo è un invito a scoprire un borgo medievale rimasto tale: un intreccio di vicoli, chiese barocche e cortili silenziosi ai piedi del maniero. Un vero scrigno di arte e di storia, immerso nel paesaggio collinare della Valle del Torto.

Caccamo nasce come baronìa nel 1094, quando Ruggero I la eleva a feudo. Da allora quindici e più casate si sono contese la sua rupe, lasciando ciascuna un segno nella pietra. Il risultato è il castello che ammiriamo oggi: otto secoli di rimaneggiamenti in un'unica, maestosa architettura.

Cuore del borgo

Il Castello

Veduta d'insieme del Castello di Caccamo Il maniero baronale più grande di Sicilia

Dal 1093 ad oggi

Oltre nove secoli sulla rupe

La prima notizia certa risale al 1093. Ciò che era una semplice torre di avvistamento con cisterna divenne, di dominio in dominio, una complessa fortezza. I Chiaramonte la ingrandirono e ne fecero una signoria potente quanto quelle dei Visconti o degli Estensi; i Prades ne mutarono gli ingressi per prevenire le rivolte; gli Amato aggiunsero la poderosa merlatura che ancora oggi corona le mura.

Mai espugnato, il castello racchiudeva sette cisterne, un mulino a vento, forni e magazzini di grano: una cittadella capace di resistere a lungo a ogni assedio. Ceduto alla Regione Siciliana nel 1963 e restaurato nei suoi 130 vani, è oggi meta di visita e sede di eventi culturali.

1093Prima notizia certa
130Vani restaurati
7Cisterne interne
MaiEspugnato

Un itinerario nella pietra

La Visita

Dalla scenografica rampa d'ingresso ai sotterranei delle prigioni, ogni ambiente racconta lotte, arte e intrighi.

La rampa e l'ala Prades
I

La rampa d'accesso

Costeggiata dai merli seicenteschi degli Amato e dall'alta ala Prades, con feritoie da cui si versava pece bollente sugli assalitori.

Le scuderie del castello
II

Le scuderie

Il selciato originale del Quattrocento, con le canalette di scolo e un abbeveratoio in pietra; accanto, la grande cisterna e l'antico ossario.

Lapide e iscrizioni del castello
III

Le prigioni

Vani umidi e anneriti, incisi dai graffiti dei detenuti: chiese, cavalli, armi e motti come «con l'arte e con l'inganno si vive mezzo anno».

Il soffitto ligneo del salone della congiura
IV

La sala della congiura

Il salone più grande, con i soffitti lignei del Seicento: qui, nel 1160, Matteo Bonello riunì i baroni ribelli contro Guglielmo il Malo.

Cortile e sala del camino
V

La sala del camino

Custodisce una finestra pentalobata in stile moresco con lo stemma dei Chiaramonte, riemersa a fine Ottocento dopo un fulmine.

Terrazza merlata panoramica
VI

Le terrazze panoramiche

Dallo sperone si spazia da Capo Zafferano a Rocca Busambra, fino al lago della diga Rosamarina e al castello di Vicari.

Quindici casate, otto secoli

Le Signorie

Ogni dinastia ha aggiunto una pietra al maniero. Le principali, in ordine di dominio.

1094

La baronìa normanna

Ruggero I eleva Caccamo a feudo e la cede a Goffredo de Sageyo. Nasce il primo nucleo fortificato.

1300 – 1392

I Chiaramonte

Costruiscono l'ala Sud-Est e nuove torri, edificano il ponte sul San Leonardo (1307) e creano lo stile «chiaramontano».

1398

I Prades

Don Giaimo de Prades «ingrandì e nobilitò» il castello, mutando la disposizione degli ingressi per prevenire le ribellioni.

1400 – 1480

I Cabrera

Profonde trasformazioni economiche e sociali; la Chiesa Madre si arricchisce del fonte battesimale attribuito a Domenico Gagini.

1480 – 1646

Gli Henriquez

Nel 1643 il viceré Don Giovanni Henriquez eleva Caccamo al rango di città, restituendole il titolo di «urbs generosissima».

1646 – 1813

Gli Amato

Aggiungono la poderosa merlatura e ricostruiscono l'ala Sud a residenza baronale in forme barocche.

1813 – 1963

I De Spuches

Il principe Giuseppe, archeologo e poeta, accoglie artisti nel maniero. Nel 1963 il castello passa alla Regione Siciliana.

Rievocazione storica

La Castellana

Il corteo storico della Castellana di Caccamo Ogni agosto dal 1968

Storia, cultura e folklore

La Signora del Castello

Nata nel 1968 dall'idea del cavalier Giorgio Ponte, la manifestazione rievoca i signori che ressero Caccamo dal 1094 al 1860. Un lungo corteo in costume d'epoca — dame, cavalieri, soldati, trombettieri e paggi con gli stemmi delle nove province siciliane — accompagna una giovane caccamese che, insignita del titolo di Castellana, prende simbolicamente possesso del maniero ricevendone le chiavi.

La prima Castellana, Salvina Filippello, fu proclamata anche «Castellana d'Italia» a Pesaro. Da allora la festa è cresciuta fino alle edizioni d'Italia, d'Europa e del Mediterraneo: il fiore all'occhiello dell'urbs generosissima.

 I colori di Caccamo: cremisi e oro

Al chiaro di luna

Leggende & Misteri

Fra le mura spesse quasi due metri, la tradizione popolare custodisce storie che ancora si raccontano.

La monaca di Pizzarrone

A mezzanotte di luna piena una monaca vestita di bianco appare presso la Torre. Chi riuscirà a mangiare i chicchi di un melograno senza toccarlo né farne cadere uno, dice la leggenda, troverà un tesoro.

Lo spettro di Matteo Bonello

Accecato e lasciato morire nei sotterranei dopo la congiura, il barone si trascinerebbe ancora per le stanze: volto sfigurato, abiti di cuoio, avvolto da un'aura sinistra di rivalsa.

La fiera di San Calogero

Ogni sette anni, in una notte di plenilunio, sulle alture di «Castiddazzu» si terrebbe un mercato incantato: chi vi compra frutti, al ritorno li ritrova mutati in oro massiccio.

«Un ensemble di sete e velluti, di sospiri millenari e di verità appena sussurrate entro le mura di una città antica, rimasta borgo.»

Patrimonio religioso

Le Chiese

Oltre trenta chiese punteggiano il borgo. Tre su tutte custodiscono i suoi tesori d'arte.

Il Duomo di San Giorgio MartireDuomo di San Giorgio Martire

La Chiesa Madre

Di origine normanna, dedicata a San Giorgio Martire, domina il quartiere di Terravecchia con il suo alto campanile — un tempo torre di difesa del castello. Al suo interno il fonte battesimale attribuito a Domenico Gagini.

Interno della SS. AnnunziataSS. Annunziata

La SS. Annunziata

Eretta tra fine Trecento e inizio Quattrocento fra due torri campanarie, con cupola affrescata dal Gianbecchina, stucchi del Sanseverino e la grande tela dell'Annunciazione di Guglielmo Borremans del 1725.

Interno della Chiesa di San Benedetto alla BadiaSan Benedetto alla Badia

La Badia benedettina

Fondata nel 1572 con l'annesso monastero benedettino, questa piccola chiesa a navata unica è considerata da molti la più bella di Caccamo: una «chiesa-salotto» barocca con stucchi di scuola serpottiana, altare ligneo dorato e affreschi della volta. Il suo tesoro è il celebre pavimento maiolicato — 5.555 mattonelle dipinte a mano, con al centro un veliero nella tempesta, simbolo della Chiesa che lotta contro le forze del male.

Prepara la visita

Informazioni

Orari del Castello
  • Lunedì15:00 – 19:00
  • Martedì – Domenica9:00 – 13:00
  • Pomeriggio15:00 – 19:00
Biglietti
€ 6Intero
€ 3Ridotto 18–25 e docenti
GratisUnder 18
Contatti & prenotazioni

Lun–Ven  091 810 3207

Come arrivare

A circa un'ora di bus dal centro di Palermo, nel cuore della Valle del Torto. Il borgo si raggiunge dall'autostrada A19 Palermo–Catania, uscita Termini Imerese.

Per aggiornamenti su orari ed eventi consulta la pagina dell'Ufficio Turismo di Caccamo su Facebook.

Sotto le arcate degli antichi granai

A' Castellana

Come racconta la stessa Lonely Planet, si scende «sotto le suggestive arcate di mattoni e pietra degli antichi granai del castello» per fermarsi a pranzo. È qui che dal 1976 vive A' Castellana, ristorante e pizzeria: brace di legna, impasti a lunga lievitazione, farine di grano siciliano e la tradizione della civiltà contadina, custodita anche nel museo etno-antropologico del locale.

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